L' ATTIVISMO SOCIALE è un Movimento popolare , civile , libero , indipendente , laico , di natura sociale , volto a migliorare le condizioni della vita sociale dei cittadini. E' un " portale facebook " di gruppo , aperto a tutti quei cittadini che vogliono rendersi utili rilevando inefficienze , inadeguatezze , carenze ,negli apparati e servizi pubblici,nelle strutture pubbliche , nonchè proporre eventuali utili suggerimenti o iniziative in un confronto di idee e opinioni..
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lunedì 16 gennaio 2017
IL BUCO NERO
domenica 15 gennaio 2017
IL DEBITO PUBBLICO E IL PRODOTTO INTERNO LORDO
In breve, il debito pubblico si crea quando uno Stato sostiene spese per importi superiori alle entrate.
Attenzione: Lo stato non può emettere e stampare più denaro per coprire le spese. Di conseguenza è costretto a emette Titoli, obbligazioni del Tesoro che, poi vende tramite asta pubblica. Chi le acquista le acquista ad un certo tasso di interesse all’anno.
Anche in questo periodo è notizia comune il debito pubblico. Il problema è che questo deve essere tenuto sempre sotto controllo, e quando la spesa pubblica aumenta in modo esponenziale, e non è compensata da una crescita delle imposte adeguate, allora il debito pubblico fa paura.
IL DISAVANZO PUBBLICO
Per disavanzo pubblico o o deficit pubblico si intende la differenza annuale (negativa) che intercorre tra le entrate di uno stato e le spese da esso sostenute.
Supponendo che in un anno lo stato incassi 50 milioni e ne spende 100, la differenza, pari a – 50 milioni, equivale al disavanzo pubblico. Se il debito pubblico anno per anno continua ad aumentare facendo aumentare anche il disavanzo pubblico, succede che il debito cresce, fino a diventare una spesa difficoltosa da rifinanziare.
Ogni anno il deficit pubblico va ad aggiungersi al debito pubblico del periodo precedente. In questo modo non si fa altro che aumentare il disavanzo pubblico.
- tramite entrate fiscali;
- tramite emissioni di titoli di stato.
In sostanza, il debito pubblico è definito come un credito del settore privato nei confronti dello Stato. Pertanto, nell’economia reale vi sono creditori che ricevono benefici dal possesso dei titoli pubblici.
Al momento però possiamo solo costatare che le classi più deboli verrebbero penalizzate. Queste infatti, verrebbero tassate con un imposizione maggiore sicuramente, anche se la decisione spetta alla nuova classe politica dirigenziale.
DEBITO MAGGIO 2012
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DEBITO MAGGIO 2013
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BANCHE
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931,55
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1047,01
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PRIVATI (FAMIGLIE E IMPRESE)
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257,7
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199,99
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BANCA D’ITALIA
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92,948
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98,46
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TOTALE ITALIA
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1.282,198
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1.345,452
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DETENTORI ESTERI
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693,499
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729,107
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TOTALE DEBITO
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1.982,177
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2.074,558
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ITALIA. Anche se il debito italiano è stato accumulato in diversi anni, il vero problema è sorto con la crisi economica del 2008. Da allora l’economia in Italia non si è più ripresa. È l’unico paese del G7 che non è ancora riuscito a tornare ai livelli ante-crisi. Dal momento che i creditori sono soprattutto interni al paese (soprattutto banche) e il principale debitore è lo Stato, c’è chi teme lo scoppio di una crisi bancaria se il governo italiano non fosse in grado di adempiere ai propri obblighi. Il debito totale del paese è di circa il 132% del PIL.
In parole povere il debito pubblico è il debito che lo Stato contrae con vari creditori che possono essere a loro volta pubblici o privati per finanziarsi. Il debito privato invece, è quello contratto da famiglie e aziende che vivono e operano in quel determinato paese
In sostanza sarebbe stata la bolla dei debiti privati della periferia dell’Eurozona a determinare a partire dal 2009 l’attuale crisi economica. La crisi del debito privato ha coinvolto anche gli Stati che hanno cercato di salvare le banche in difficoltà a causa del credito facile, generando l’aumento del debito pubblico.
E’ un po’ quello che è accaduto dall’altra parte dell’oceano. La crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti alla fine è stata risolta facendo affidamento sullo Stato.
L’Italia ha un debito totale vicino al 250% del Pil, formato per più del 130% dal debito pubblico. L’alto livello di debito pubblico italiano non è dato tanto dall’aumento di quest’ultimo, quando piuttosto alla forte diminuzione del Pil del Paese al quale il debito pubblico si rapporta.
Al quindicesimo posto della classifica la Germania che ha un debito privato maggiore di quello pubblico. Sommando i due debiti il risultato del paese più virtuoso d’Europa sfiora il 200% del Pil.
Sommando quindi debito pubblico e debito privato l’Italia nella classifica dei paesi più indebitati si posiziona dopo Portogallo, Giappone, Belgio, Grecia, Olanda, Spagna, Regno Unito, Francia e Stati Uniti.
GIAPPONE.
L’economia giapponese è quasi ferma dall’inizio degli anni ’90 e il suo debito
è del 226% del PIL. Il governatore della banca centrale giapponese
ha avvertito che i livelli estremi di debito del paese non sono sostenibili.
ZIMBABWE. Il
paese, da oltre 15 anni, è in ritardo nel ripagare il suo debito al Fondo
Monetario Internazionale e, per questo motivo, non è più ritenuto
ammissibile a ricevere altri fondi. Il suo debito pubblico è stimato al
202% del PIL.
ST.
KITTS AND NEVIS. Anche se la nazione caraibica ha un
indebitamento complessivo di poco più di un miliardo di dollari, una somma
relativamente piccola per gli standard internazionali, il fatto che la
sua popolazione sia di soltanto 50.000 persone rende questo debito
una cifra astronomica. Diversi fattori hanno contribuito al rapido aumento
del debito del paese, compresi i costi di ricostruzione a seguito di vari
uragani, il declino dell’industria dello zucchero e una
contrazione del turismo. Il debito del paese è vicino al 200% del PIL.
GRECIA. Dopo la
crisi del 2008 l’economia greca è crollata sotto il peso dei miliardi da
restituire all’Unione Europea, alla Banca Centrale Europea e a Fondo
Monetario Internazionale (la cosiddetta troika). La sua economia è
scesa del 25% negli ultimi sette anni e il suo debito è a oltre il 170%
del PIL.
LIBANO. Il
debito del paese è esploso negli ultimi anni, principalmente a causa
del rallentamento dell’economia. Nel 2013, per esempio, l’economia è
cresciuta del 2% e il debito è aumentato del 10%. Il debito del paese è
del 163% del PIL.
ITALIA. Anche
se il debito italiano è stato accumulato in diversi anni, il vero
problema è sorto con la crisi economica del 2008. Da allora l’economia in Italia
non si è più ripresa. È l’unico paese del G7 che non è ancora
riuscito a tornare ai livelli ante-crisi. Dal momento che i creditori sono
soprattutto interni al paese (soprattutto banche) e il principale debitore è lo
Stato, c’è chi teme lo scoppio di una crisi bancaria se il governo italiano non
fosse in grado di adempiere ai propri obblighi. Il debito totale del paese
è di circa il 132% del PIL.
GIAMAICA. Il
problema del debito per il paese è di lunga data, ma ha ormai raggiunto un
punto in cui il governo paga il doppio di interessi di quanto spende per
la salute e per l’istruzione. La trappola del debito è scattata nel 1980,
quando il Fondo Monetario Internazionale ha prestato il denaro che
serviva al paese per le importazioni di beni di prima necessità, i cui prezzi
avevano subito forti aumenti. Da allora, la situazione è diventata disastrosa,
con tagli selvaggi alla spesa pubblica e un aumento drammatico della
povertà. Nel 2013 il numero di donne che sono morte per parto sono quasi
raddoppiate rispetto al 1990, mentre il numero di bambini che completano
gli studi della scuola elementare è sceso di oltre il 25%. L’ultimo dato
disponibile sul debito pubblico del paese riportava un 127,3% del PIL.
IRLANDA. La
crisi finanziaria del 2008 ha provocato l’espansione del debito pubblico, che
prima di allora era relativamente basso. Il sistema finanziario del paese è
virtualmente crollato e ha innescato un salvataggio delle banche
organizzato dal governo che è costato svariati miliardi. Da allora il debito è
stimato al 120% del PIL e i debitori sono la Banca Centrale Europea,
il Fondo Monetario Internazionale e altri creditori internazionali.
Al paese sono stati concessi 30 anni di tempo per ripagare il suo
debito.
ISLANDA. L’economia
dell’isola del nord Atlantico è crollata durante la crisi
finanziaria del 2008, quando tutti e tre i suoi principali istituti
bancari sono falliti. Lo Stato non aveva le risorse per un salvataggio
completo e, per non fallire a sua volta, ha accettato un prestito, anche
dal Fondo Monetario Internazionale, di oltre 5 miliardi di
dollari, una somma enorme per un’economia il cui valore totale ammonta a circa
10 miliardi di dollari. Il debito è ancora al 119% del PIL.
ERITREA. Il
debito del paese ammontava nel 2012 al 118% del PIL e non sono
disponibili dati più recenti a causa della segretezza imposta dal governo. Una
parte significativa del debito è stata generata dalle spese militari, da
quando l’Eritrea ha combattuto una guerra con l’Etiopia nel 1990.
ANTIGUA
E BARBUDA. Un’altra nazione caraibica che è stata costretta a chiedere
aiuto al Fondo Monetario Internazionale è Antigua e Barbuda, nel
2010, quando il debito totale del paese era al 130% del PIL e il paese
era nel mezzo di una crisi che da tre anni aveva ridotto la produzione
economica del paese. Secondo stime recenti il livello di indebitamento si è
ridotto all’89%.Gli interessi sui BOT sono meno di zero, quelli sui CCT sono pari a quelli dei BOT + uno spread che attualmente è lo 0,15 semestrale, ovvero lo 0,30 annuale, quindi il tasso annuo effettivo è intorno allo 0,20. Gli interessi sui BTP sono ancora un po' più alti, ma come sapete il famoso "spread" rispetto a quelli tedeschi viene calcolato solo su quelli a 10 anni, non molto numerosi. Oggi lo "spread BTP-BUND 10Y" (così viene definito in gergo tecnico) è circa 124 punti base, ovvero l'1.24, con un tasso effettivo di 1.40 circa. Solo 3 anni fa era 500 punti base, ovvero il 5%.
Si tratta della somma totale dei beni e dei servizi che si producono per essere consumati all’interno di uno Stato.
Facendo un conteggio preciso del PIL si è in grado di determinare la ricchezza di un Paese per l’anno in questione, facendo un rapporto tra il prodotto interno lordo e il numero delle persone che vivono in quel determinato Paese.
In questo modo si ottiene il reddito medio di ogni cittadino, quindi si può individuare il valore della ricchezza del Paese in questione e definire se si tratta di uno Stato ricco o meno.
Del PIL fanno parte i profitti realizzati dalle imprese straniere in Italia, viceversa i profitti realizzati dalle imprese italiane all'estero fanno parte del PNL italiano e del PIL dello Stato in cui hanno sede tali imprese.
Il termine Lordo invece fa riferimento al fatto che il PIL è al lordo degli Ammortamenti.
Esistono tre diverse metodologie per calcolare tale grandezza. La prima, chiamata "Metodo della Spesa", permette di ottenere il PIL attraverso la somma dei Consumi (spesa delle famiglie in beni durevoli, beni di consumo e servizi), degli Investimenti (spesa delle imprese e delle famiglie in immobili) della Spesa Pubblica e delle Esportazioni nette (differenza fra esportazioni ed importazioni).
Il secondo criterio si basa sul "Metodo del Valore Aggiunto". Il PIL in questo caso viene quantificato sommando i valori dei Beni e dei Servizi prodotti dalle imprese. Per eliminare tutte le duplicazioni che intervengono nella catena del valore di un bene, ad ogni stadio della produzione viene contabilizzato, come parte del PIL, solo il valore aggiunto al bene in questione in quello specifico stato della produzione. Il Valore Aggiunto può essere quindi definito come la differenza tra il ricavo ottenuto dalla vendita e la somma pagata per l’acquisto delle materie prime e dei semilavorati utilizzati nel processo produttivo.
L’ultimo metodo, che può essere utilizzato per la misurazione del PIL, è invece il "Metodo dei Redditi". Il Prodotto Interno Lordo può essere, infatti, ottenuto come somma delle Retribuzioni e dei Redditi da Capitale. Quello che però è altrettanto importante sottolineare è che questi tre metodi conducono tutti al medesimo risultato.
Un ultima distinzione che si può fare parlando di PIL è quella tra PIL nominale e quello reale.
Il PIL è nominale in quanto misura il valore finale della produzione in un certo periodo ai prezzi di quel periodo (prezzi correnti) questo vuol dire che il valore della ricchezza di una determinata nazione in un determinato periodo risente dell’inflazione, cioè del fenomeno dell’aumento costante dei prezzi.
Il PIL reale viceversa esprime un valore reale della produzione di beni e servizi, sterilizzato dall'effetto dell'inflazione e misura la produzione in termini di effettivo potere d’acquisto della collettività. Per passare dal PIL monetario al PIL reale è necessario eliminare le conseguenze sui prezzi dovute al tasso d’inflazione.
Una crescita inattesa del PIL ha degli effetti positivi sui mercati azionari poiché comporta un incremento degli utili aziendali e quindi dei prezzi dei titoli. Un aumento eccessivo e non previsto del PIL può tuttavia avere anche un effetto contrario sulle piazze azionarie, dal momento che un’espansione troppo forte dell'economia rischia di alimentare la spirale dell'inflazione. Per queste molteplici ragioni l'andamento del PIL rappresenta una misura chiave nello scenario macroeconomico di un paese e viene dunque monitorato con grande attenzione dagli operatori finanziari.
– Deflatore del PIL: viene calcolato con la divisione tra PIL nominale e PIL reale
– Rapporto deficit/PIL: viene calcolato essenzialmente con la somma del deficit delle amministrazione pubbliche in relazione con il Prodotto Interno Lordo
– Investimenti (I) – sono tutte quelle spese e investimenti delle imprese
– Spesa Pubblica (G) – sono tutte quelle spese delle pubbliche amministrazioni per beni e servizi
– Saldo netto Bilancia Commerciale (NX)
Molto bene anche Svezia e Finlandia, +41% all’incirca.